Si è verificato un errore nel gadget

lunedì 12 dicembre 2011

NON CI AVETE TAPPATO LA BOCCA.........ORA QUALCUNO COMINCIA A SCRIVERE LIBRI.......

Malapolizia si scrive tutto unito, è gergale, scorretto, deviato e deviante. Un’altra necrosi del sistema, l’ennesima (malasanità, malapolitica, malagiustizia), di quelle che atterriscono di più: uomini in divisa contro uomini piccoli, fragili, spesso malati. Malapolizia evoca deliri di onnipotenza, senso di impunità, abusi di potere, fantasmi argentini: l’arroganza del forte contro il debole. Oltre che una locuzione, "Malapolizia" è adesso anche un libro che spaventa e fa pensare insieme, pubblicato con Newton Compton da Adriano Chiarelli.
Un libro nero, dell’orrore, di quelli veri che ti tolgono il sonno, altro che zombi e case infestate. Un libro-inchiesta sulle morti oscure (sulle morti evitabili) per mano delle forze dell’ordine. Le “mele marce” in divisa, come li chiama qualcuno, minimizzando alquanto. Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Giuseppe Uva, Riccardo Rasman, Gabriele Sandri, Domenico Palombo, Marco De Santis, Maria Rosanna Carrus, ma i “casi” che troverete in questo excursus tra i gironi infernali della violenza di Stato sono molti di più, e inquietano.
In una nazione sedicente democratica, com’è possibile che un normale intervento di polizia si trasformi in omicidio? Qual è il discrimine che separa la tutela dell’ordine sociale dall’abuso di potere?, la legittima difesa dalla tortura, dall’omicidio preterintenzionale? L’inchiesta di Chiarelli (lavora come autore e sceneggiatore per cinema e televisione) non è pregiudiziale, ideologicamente violenta, scorretta, contro la forza pubblica. Dice però pane al pane, e lo fa dire, quasi sempre, alle carte delle procure, alle parole dei familiari intervistati, sollevando il velo sugli scenari di ferocia in divisa post G8 di Genova. Sulla sopraffazione senza testimoni consumata troppo spesso nelle camere di sicurezza delle questure, nelle celle dei penitenziari, oppure per strada, quattro contro uno, a calci e pugni, a manganellate. Il fatto più grave è che l’elenco dei morti e dei feriti si allunga col tempo e nel tempo, spesso offuscato dal silenzio delle istituzioni.
Quelle raccolte in “Malapolizia” sono storie scomode, crudelissime, che qualcuno vorrebbe farci dimenticare. Servendosi di un nutrito novero di materiali inediti, Chiarelli punta invece il riflettore sul lato buio della pubblica sicurezza, imbastendo un’inchiesta civile destinata a far discutere. Da non perdere.

La recensione. Malapolizia, quando si muore di Stato

L'ultima fatica editoriale di Adriano Chiarelli, una via crucis attraverso 23 casi di omissioni, insabbiamento giudiziari e rallentamenti delle indagini. In tempi di "sciatteria editoriale" la cura del volume è pressoché perfetta: è presente l'indice analitico dei nomi, accurata la bibliografia e la documentazione giuridica

Sabato, 3 dicembre 2011 - 13:00:00

Un libro che dovrebbe stare sulla scrivania di ogni caserma dei Carabinieri, ogni ufficio di Polizia e nella direzione di ogni carcere. Stiamo parlando di MALAPOLIZIA, il volume dello sceneggiatore e regista Adriano Chiarelli. Ventitrè sono i casi esaminati nel volume suddivisi in "Arresti mortali", "I sopravvissuti", "Le patrie galere" e "Le mele marce". Una via crucis di morti e sopravvissuti nelle mani dello stato italiano.

Si parte da quello ormai celeberrimo di Federico Aldrovandi -"tossico e vestito da centro sociale"- morto durante un controllo di polizia a Ferrara nel 2005, proseguendo in una galleria degli orrori che si arresta al delitto facilmente prevedibile di una pensionata sarda. Stupisce apprendere come parecchi dei soggetti muoiano per errate procedure di immobilizzazione, quando invece la casistica insegnata nelle scuole di addestramento prescrive in maniera quasi maniacale quali sono le tecniche di arresto e fino a che punto deve e può spingersi l'uso della violenza nei confronti del cittadino. L'autore non cade mai nello stile fazioso degli attivisti militanti, ma presenta davanti al lettore tutte le prove necessarie a ricostruire il logico svolgimento dei fatti affinché l'osservatore metta a fuoco il problema fondamentale: in tutti i casi le indagini vengono svolte da colleghi degli indiziati.

L'antico adagio "cane non morde cane" si rivela perciò profetico, dando vita a una sequenza di omissioni, insabbiamenti e rallentamenti giudiziari. Ai parenti delle vittime non rimane che una lunga e snervante trafila nelle aule giudiziare in attesa di processi che non cominciano mai e dello svolgimento di tutti e tre i gradi di giudizio. Fondamentale nel volume è il ruolo svolto da internet nella propagazione delle informazioni, diversamente parecchi dei casi in oggetto giacerebbero dimenticati nelle cantine polverose di qualche archivio.

Last but not least, in questi tempi di "sciatteria editoriale" la cura del volume è pressoché perfetta: è presente l'indice analitico dei nomi, accurata la bibliografia e la documentazione giuridica che comprende la documentazione esistente in materia: leggi, normative e documenti.
Malapolizia, Newton Compton editore, prezzo di copertina 9,9